La mia storia

Paola Alma GemelliAmo l’arte, l’ho sempre amata.

Sono nata il 22.09.1989 a Pavia, la città in cui vivo attualmente.

Quando ero piccola, prima del liceo artistico, mi chiudevo in camera mia per creare. Pastelli, matite, carboncini, acquerelli, olio, acrilico, colla, scotch… erano tutto per me.
Non avevo ancora uno studio e così, ancora adesso, la mia camera ha segni ovunque, sul pavimento, sulla poltrona, sulla testata del letto per le mie nottate passate a dipingere.
Ho sempre fatto tutto in maniera un po’ confusa, senza un tema a cui fare riferimento, senza una meta… finché non ho iniziato il liceo artistico: copie dal vero e prospettive sono le tecniche che mi hanno formata.

Dalla “culla” già mi immaginavo studentessa di Brera.
Quella era la “mia” scuola.
Il primo anno di Accademia è stato, credo, il più bello: i primi dialoghi con  veri artisti, i loro primi consigli… era un mondo fantastico, il mio mondo.
Ho avuto la possibilità di osservare molte opere di pittori del passato e contemporanei; spesso mi sono emozionata cercando di capire perché provavo certe sensazioni e cosa aveva portato l’artista a realizzare quel dipinto che riusciva tanto a parlarmi.
Così mi sono trovata a riflettere sulle emozioni.

Negli anni di Brera sono successe molte cose, alcune belle, altre brutte, ma quelle negative mi hanno portata a riflettere.
Gli eventi tristi, purtroppo, mi hanno cambiato la vita.
Pur essendo giovane, ho assistito a tragedie che non auguro a nessuno ma che mi hanno aiutato a capire il vero senso della vita.
Oggi vivo senza dubbio più intensamente, con coraggio e coscienza, quello che mi è dato di vivere: le gioie, i dolori e anche tutte le piccole cose quotidiane, ovvie, come respirare e camminare.
Sono più attenta a chi mi sta accanto, più consapevole di non poter avere i miei cari al mio fianco per sempre.

All’Accademia ho provato a superare tutto questo mettendo sulle mie tele il mistero della vita e soprattutto della morte.
Ho iniziato così il percorso ”Memento mori” scattando fotografie a persone che, con teatralità, hanno finto il loro cadavere e hanno poi finto di guardarlo. Più osservavo quelle fotografie e più capivo che mancava qualcosa, quella sensazione che ti fa mancare il fiato.
Un giorno ci sono arrivata.
Avrei proseguito con autoritratti. In dimensioni naturali.
Dovevo vedere me stessa ”dormiente”, senza ombre, senza anima, in un luogo familiare, distesa su di esso, come se fossi morta.

Non è un tema allegro, lo so, ma non capisco perché ci si metta una vita a imparare a vivere e invece alla morte non si arrivi mai preparati.
Eppure è una fase molto importante, estremamente importante: è l’ultima a cui possiamo assistere e credo che almeno un po’ dei nostri pensieri dovremmo dedicarglieli.

Per me questa ricerca non è solo un dipinto.
Per me questo è uno stile di vita, il mio.
Così io vivo per lasciare un bel ricordo.
Spero di essere ricordata per tutte le cose belle che faccio e che farò, cose che facciano sorridere al pensiero di me.
Che, alla fine, sarà l’unica cosa che rimarrà su questo mondo e nella memoria di tutti.

Io amo la mia vita, ma credo sia giusto che io ami anche la mia morte: il mio inizio e la mia fine.
Tengo ad arrivarci preparata, non solo con il pensiero; cerco di scacciare la paura.
Quel giorno, vorrei lasciare un bel ricordo alle persone che saranno li a darmi un ultimo saluto.
Non sapendo quando possa arrivare… cerco un “dialogo” con Lei, dipingendola.

Nei miei disegni voglio trasmettere il mistero della vita e della morte, dell’uomo e della natura.
Tutto ciò che fa parte di noi, della nostra vita.
Ossa, organi vivi o morti in contrasto con un fiore, una pianta, un colore.
La vita.

 

PAOLA ALMA GEMELLI